OBIETTIVI DELLA RICERCA

 

SPECIFICITÀ DELLE HUMANITIES

 

Le uniche forme di sapere che da qualche tempo vengono incoraggiate, potenziate e finanziate sono quelle che hanno un’immediata ricaduta sul mercato del lavoro e sul mondo produttivo. Il criterio prevalente per misurare l’utilità delle humanities è quello della loro potenziale incidenza sulla crescita economica. Con la marginalizzazione del sapere umanistico si rischia di affievolire lo sguardo critico sulla realtà, e dunque la capacità di confrontarsi in maniera multidisciplinare con le diversità che ci circondano. La spinta alla crescita induce a ritenere che “solo” le cosiddette scienze dure e le tecnologie siano di importanza strategica per lo sviluppo economico. La ricerca umanistica viene sempre più piegata alle esigenze dell’“impatto”. La conseguenza è che si tende a non finanziarla più in modo continuo e diretto, come invece si faceva prima, quando si dava per scontato che gli studi umanistici contribuivano alla crescita in generale.

Gli investimenti nelle humanities, in Italia e anche in Europa –, non sono paragonabili a quelli nei settori delle “scienze dure” e delle tecnologie, malgrado si tratti d’investimenti che possono avere significative ricadute. In tal senso è forse necessario superare dei pregiudizi: le scienze umane, per metodologie di ricerca, rigore e verifica dei risultati conseguiti, sono da considerarsi a tutti gli effetti “scienze” che, tra l’altro, come tali richiedono la formazione rigorosa di giovani ricercatori. Le humanities patiscono il restringimento dei finanziamenti alla ricerca di base – che peraltro colpisce anche la ricerca scientifica. Sono ormai numerosi gli scienziati che denunciano, sia a livello nazionale sia a livello internazionale, il pericolo di indirizzare la ricerca verso l'immediata ricaduta tecnologica ed economica, obiettivo centrale, per esempio e purtroppo, di Horizon 2020. Il pericoloso idolo della quantificabilità sta guidando le politiche della valutazione universitaria e scientifica. Tuttavia, i più avveduti e illuminati sono perfettamente consapevoli della complementarità del sapere umanistico e di quello scientifico. La ricerca di base in campo umanistico riveste un ruolo fondamentale, anzi è elemento indispensabile nel salto qualitativo che deve fare la nostra società. Le discipline umanistiche devono essere viste in interazione con quelle scientifiche. Non si tratta di negare gli specialismi, bensì di collaborare a comuni obiettivi di ricerca. La rivoluzione tecnologica comporta tali e tante conseguenze sulla vita di tutti i giorni, sulla dimensione associativa, sul modo di comunicare, sulla visione del mondo e sulle relazioni tra gli uomini, che in una società della globalizzazione le ricadute delle “scienze dure” si trasformano ipso facto in comportamenti umani. Quindi la comprensione e la gestione dei processi posti in essere dalle scoperte scientifiche e dall’innovazione tecnologica non può che avvenire mediante le scienze umane. Contrariamente agli altri EPR, la ricerca svolta da un ente umanistico non prevede ricadute a breve termine di tipo tecnologico o economico oppure brevetti. I risultati della ricerca svolta da un ente umanistico come l’IISG sono fondamentali sul piano sia dell’identità culturale, sia della crescita, sia della coscienza sociale e politica e, più in generale, sul piano di quelle competenze che fanno sì che il capitale umano di un paese sia in grado, anche al di là delle specializzazioni tecnico-scientifiche, di contribuire in modo determinante alla gestione e al rilancio del paese nel suo complesso. Ciò non toglie che tutti i progetti di questo PTA si confrontino con i problemi della ricaduta e dell’impatto immediato, e insomma con dei risultati applicabili.

 L’unica vera criticità è rappresentata dalla valutazione. La ricerca umanistica non è valutabile con i parametri usati per le scienze dure. Per fare un esempio concreto, l’impact factor non è applicabile, come è stato fatto notare da molti partecipanti alla giornata organizzata dall’ANVUR il 20 gennaio 2014 nella sede del CNR. Vi è la reale necessità di intraprendere nuovi percorsi e di fare avanzare la valutazione nelle aree umanistiche per le quali emergono le seguenti criticità:

 

  • Peculiarità dei prodotti della ricerca (articoli su riviste, libri, capitoli di libri, ecc.)
  • Bassa copertura nei Database internazionali
  • Uso di lingue diverse dall’inglese
  • Inadeguatezza della bibliometria sviluppata nelle scienze dure

 

SPECIFICITÀ DELL’IISG

 

L’Istituto Italiano di Studi Germanici è l’unico Ente umanistico di ricerca nel gruppo degli EPR. In linea con il Programma Nazionale della Ricerca 2014-2016, con gli obiettivi strategici fissati dal Ministro e dall’Unione Europea, in riferimento al nuovo piano settennale europeo Horizon 2020, l’IISG svolge ricerca scientifica nell’ambito delle conoscenze relative ai paesi di lingua tedesca e ai paesi scandinavi.

Nel 2014 l’IISG esce dall’emergenza nella quale si trovava a seguito della trasformazione in ente di ricerca, avvenuta solo sulla carta. In tal senso, in quest’anno arriverà a compimento il processo di modifica dello Statuto vigente, reso più consono a un ente di ricerca. Nel 2014 si prevede anche l’approvazione dei nuovi regolamenti (attualmente all’esame del MIUR). Inoltre, si è già provveduto alla nomina del nuovo OIV monocratico (delibera A.N.A.C. n.22/2014 e delibera n. 71/2014 del CDA dell’IISG).

La radicale riorganizzazione del lavoro all’interno e l’adeguamento delle strutture scientifiche, organizzative, tecniche e logistiche nei limiti dei fondi a disposizione, consentono oggi di collocare l’IISG a fianco degli altri enti fratelli. L’Ente ha già drasticamente ridotto, quando non eliminato, manifestazioni non direttamente collegate e/o conseguenti ai progetti di ricerca previsti per il triennio. Tali eventi, retaggio della storia “culturale” dell’IISG, e nel passato importante vetrina per la germanistica italiana, pur essendo l’occasione per presentare prodotti anche di alto profilo culturale non erano in senso stretto frutto dell’atti-vità scientifica dell’IISG, non ne arricchivano il patrimonio, e pur tuttavia continuavano a gravare sul Fondo Ordinario (FO). Nel triennio in esame, per i capitoli istituzionali preposti, il FOE è dedicato al finanziamento e cofinanziamento della ricerca. Questo PTA è il primo costruito secondo i criteri di un Ente di Ricerca, ha quindi un’architettura che rispecchia la nuova organizzazione scientifica dell’IISG; è concepito con una precisa, serrata logica che collega diverse linee di ricerca. In quest’ottica, l’IISG si propone di promuovere progetti interdisciplinari in linea con quanto sta avvenendo nel panorama internazionale. Questa interazione trasversale fra le diverse competenze presenti nell’Ente aumenterà la competitività dell’IISG. Produrre ricerca di eccellenza e attirare eccellenza, contribuire alla mobilità dei ricercatori in Europa. Formare gruppi di ricerca nazionali ed europei che facciano rete, e colleghino il loro lavoro al piano di ricerca dell’IISG. Supportare i ricercatori nella ricerca di finanziamenti. Valorizzare le professionalità del ricercatore e la sua competitività a livello internazionale. I processi di valorizzazione partono sì dalle capacità dei ricercatori e dalla loro elaborazione di prodotti scientifici, tuttavia si possono avvalere di specifiche competenze professionali presenti all’interno dell’ente al fine di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. Tutto ciò avrà ricadute ed effetti positivi sia sulla comunità scientifica che su altri stakeholder.

Nel corso degli anni il Fondo Ordinario è diminuito di consistenza, ma nel 2013 l’impegno profuso nella ricerca di ulteriori fondi per le attività istituzionali ha prodotto qualche risultato positivo, considerato che tale attività era del tutto nuova per l’IISG. Il compito dell’Ente nei prossimi tre anni sarà quello di incrementare sensibilmente il lavoro di fundraising, e soprattutto di concorrere con il massimo delle energie alla sfida di Horizon 2020. L’azione del nostro ente si concentra anche sulla richiesta da parte del MIUR e da parte di Horizon 2020 di coinvolgere le aziende (PMI – Piccole e Medie Imprese) nel processo di ricerca e innovazione. L’avvio di sinergie ricerca-impresa nell’ambito di e-learning, digital humanities, applicazioni web e in generale le tecnologie applicate ai processi di apprendimento, rappresenta la nuova sfida dell’IISG. La stipula di accordi ad hoc con DIGILAB – Centro interdipartimentale di ricerca e servizi di Sapienza Università di Roma – e con la società ICT Net7 di Pisa porterà ad attività comuni nel prossimo triennio. In questa ottica l’Istituto ha avviato un rapporto di collaborazione con un ricercatore specializzato in digital humanities.

 

SPECIFICITÀ E INTERDISCIPLINARITÀ

 

Nella convinzione che solo la specificità consente (e quasi comporta) il massimo di apertura disciplinare e concettuale, l’IISG, facendo centro sulla cultura dell’Europa del nord, svolge la sua attività di ricerca in tutti i settori scientifico-disciplinari delle scienze umane (antropologia, sociologia, economia, filosofia, storia, psicologia, teoria della comunicazione, letteratura, filologia, archeologia, arti figurative e dello spettacolo, media, musica e altro).

 

Interdisciplinarità nei percorsi di ricerca

 

Con questo PTA l’IISG mette in campo una serie di progetti di ricerca fortemente interdisciplinari. Per esempio, sul piano della filosofia (Linea di ricerca “D”) con un progetto già esistente si indagano i reciproci influssi tra mistica e scienze dure; nella linea di ricerca dedicata alla letteratura (Linea “B”) un FIRB già esistente e due proposte di SIR (bando marzo 2014) fanno i conti con le nuove tecnologie nell’intento di costruire una banca dati e mappe digitali delle letterature tedesca e scandinava tradotte. Quest’ultimo è un modello applicabile anche ad altre letterature, incrementando ulteriormente le possibili ricadute interdisciplinari. Inoltre, sempre in questa linea di ricerca, un nuovo progetto indaga i rapporti tra letteratura e fotografia. Nella linea di ricerca dedicata alla linguistica (Linea “C”) il primo progetto si occupa dei problemi legati alla lingua terza e all’inter-comprensione. Il plurilinguismo è di per sé interdisciplinare, ma il progetto inoltre accosta temi e problemi che coinvolgono l’Europa e la sponda sud del Mediterraneo, mentre il nuovo progetto di questa linea affronta temi ambientali da un punto di vista linguistico; nella “Linea D” (media e musica) la ricerca che si occupa di cinema tocca la dimensione economica e industriale, la dimensione artistica ed estetica, e il rapporto tra letteratura e cinema.

 

Specificità: la formazione al servizio della ricerca

 

Tra gli EPR, un ente umanistico può assolvere un compito di formazione anche per gli altri enti: sia sotto l’aspetto giuridico e burocratico, sia sotto l’aspetto amministrativo, insomma tutto ciò che serve per la partecipazione ai programmi dell’UE, a quelli regionali e nazionali. Il primo passo è stato il seminario dal titolo “I bandi europei, nazionali e regionali: procedure di partecipazione e tipologie contrattuali nei progetti”, dedicato ai ricercatori che hanno presentato all’IISG proposte di ricerca (febbraio 2014). Il successo del seminario, al quale hanno chiesto di partecipare molti altri ricercatori, ha confermato la giustezza della scelta di allocare risorse (umane e finanziarie) su quest’attività nel triennio 2014-2016 – seguitando, tra l’altro, a espletare attività di formazione e di aggiornamento del personale interno.

L’obiettivo, per quanto attiene alla formazione, è di arrivare a costruire un ufficio europeo per la ricerca (Grant office) che svolga un ruolo di supporto per i ricercatori di area germanistico-scandinavistica nella loro ricerca di finanziamenti, al fine di superare la solitudine nella quale spesso operano i ricercatori delle humanities, per incanalarne, quindi, correttamente le energie, e per garantire che almeno una parte delle risorse investite dall’Italia per la ricerca tornino “a casa” anche in ambiti diversi da quelli delle scienze dure.

 

 

SPECIFICITÀ: INTERNAZIONALIZZAZIONE

 

L’internazionalizzazione è una caratteristica strutturale dell’IISG, ovvero di un ente che nasce con il compito di mettere in contatto culture e tradizioni diverse. La specificità legata all’Europa del Nord fa dell’IISG un ente pienamente europeo, quindi un ente in grado di raccogliere alcune delle sfide internazionali dell’Eu-ropa, quelle di confrontarsi, come ormai è inevitabile, con le culture, le lingue e i linguaggi della sponda sud del Mediterraneo, in una dimensione internazionale che tende a diventare sempre di più una dimensione “nazionale” – destino ultimo della internazionalizzazione nell’epoca della globalizzazione, in cui il concetto di nazionalità non può che sciogliersi sempre più nel concetto di internazionalità. Tutti i nostri progetti di ricerca si muovono in quest’ottica. Anche in questo caso la specificità dell’ente, il suo essere quello che è, comporta (accanto all’a-pertura disciplinare) la massima apertura internazionale. Quindi sarà assicurata la partecipazione dell’Ente alle politiche di cooperazione con i paesi dell’area sud del Mediterraneo, dove la dimensione europea acquista carattere sempre più strategico. A tal fine l’IISG imposterà la programmazione e la gestione delle attività internazionali cogliendo le opportunità di finanziamento sia a livello europeo sia a livello regionale. Nel quadro del processo di internazionalizzazione, l’IISG intende rafforzare gli accordi bilaterali di cooperazione con enti omologhi sia nazionali sia stranieri, favorendo la creazione di sinergie per aumentare la competitività e l’impatto.